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L'AISLO Ospite dell'ambasciatore italiano in Armenia

L’Associazione Italiana di Studio del Lavoro per lo Sviluppo Organizzativo il 25 marzo 2011 è stata invitata dall’ambasciatore italiano a Jervan, Bruno Scapini, a presentare agli imprenditori armeni : “I DISTRETTI INDUSTRIALI ITALIANI”.
Coloro che sono interessati a sviluppare rapporti commerciali con l’Armenia o semplicemente a saperne di più sull’Armenia e sui distretti Industriali italiani possono  consultare il  SITO AISL_O    www.aislonline.org  e/o contattare la segreteria organizzativa   info@aislonline.orgIl termine "distretto industriale" è stato utilizzato per la prima volta dall'economista inglese Alfred Marshall, nella seconda metà del XIX secolo, per descrivere la realtà delle industrie tessili di Lancashire e Sheffield. Egli diede la seguente definizione: «Con il termine distretto industriale si fa riferimento ad un'entità socioeconomica costituita da un insieme di imprese, facenti generalmente parte di uno stesso settore produttivo, localizzato in un'area circoscritta, tra le quali vi è collaborazione ma anche concorrenza». Secondo la Legge italiana, si definiscono distretti industriali, «aree territoriali locali caratterizzate da elevata concentrazione di piccole imprese, con particolare riferimento al rapporto tra la presenza delle imprese e la popolazione residente nonché alla specializzazione produttiva dell'insieme delle imprese». Definizione che, riprendendo quella classica, sottolinea la stretta relazione tra realtà industriale e sociale.
La nascita e lo sviluppo della politica dei distretti industriali in Italia ha molte cause, alcune legate ad una particolare attenzione delle entità politiche verso questa forma di sviluppo industriale, altre legate ad aspetti più propriamente industriali (decentramento produttivo, riduzione dei costi di trasporto, sviluppo della filiera...). Analizzando vari casi si possono indicare una serie di elementi, che hanno favorito la nascita del distretto, che si sono ripetuti in più occasioni, come la presenza di una marcata cultura artigiana specializzata o l'esistenza di grosse realtà industriali che hanno dato vita a degli spin-off.
Sebbene il modello di sviluppo industriale basato sui distretti non sia un' esclusiva italiana, esso ha trovato in Italia le condizioni ideali per la sua affermazione sin dagli anni settanta, contemporaneamente alle prime avvisaglie di crisi della grande impresa: essendo venute meno le condizioni di crescita espansiva della domanda di mercato, abbondanza di risorse e stabilità monetaria sulle quali si era basato lo sviluppo industriale degli anni sessanta, le grandi imprese riscontrarono notevoli difficoltà nel mantenere le proprie strategie di crescita espansiva. Molte di esse intrapresero una profonda riorganizzazione sia avviando azioni di decentramento produttivo sia sfruttando le potenzialità della specializzazione e della divisione del lavoro tra imprese di uno stesso settore. Contemporaneamente, si registrò un processo di crescita di un tessuto di piccole imprese di origine artigiana, fortemente radicate con la produzione tradizionale di aree geografiche ristrette, che raggiunse gradualmente rilevanti quote di mercato in produzioni di nicchia. (stralcio da “Distretti Industriali – che cosa sono” www.aislonline.org ) Oggi, la legislazione italiana riconosce e tutela circa 200 distretti industriali, distribuiti a macchia di leopardo sull'intero territorio nazionale (“Elenco dei distretti industriali”  www.aislonline.org)   Grazie alla loro vitalità nel 2010 i distretti sono usciti dalla recessione e fanno scuola: nell’export, nell’innovazione, nella sostenibilità e nella cooperazione (“Distretti-Osservatorio e Previsioni” www.aislonline.org )

Documentazione presentata in Armenia

Scheda informativa ad uso commerciale

Osservatorio Nazionale distretti italiani

I Distretti industriali

Elenco distretti italiani

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